Benvenuti a Treviso
I waited by the glass, watching the steel and cement rush by, then the platform. Then there they were, with a sign...and flowers.
The train stopped and my sister came running to the opposite side of the glass and in my reflection I saw the giant wave. I stepped off the train and a crowd of people circled around me, staring with warm eyes and attempting to talk in foreign language. I still didn't know which ones were supposed to be my mother and father, I had seen pictures but somehow, now, my mind was blank. Slowly the people filtered away and I left with them. Silvia, Alessandra and Francesco. My heart was in my throat, but I was not scared. I was excited and as I climber into the car and pulled away I knew that it was just the beginning..
Naomi Lawrence
Queste sono le parole con cui, nel gennaio di quest'anno, Naomi ha descritto il suo arrivo a Treviso da una lontana e grande città degli Stati Uniti: Los Angeles. Come lei ha saputo, quello è stato solo l'inizio, l'inizio di qualcosa di completamente nuovo, completamente diverso che ha indelebilmente cambiato la sua vita e la mia e quella della mia famiglia dal momento che l'abbiamo ospitata in casa nostra per sei mesi pieni di emozioni, gioia, lacrime, felicità, difficoltà nel capirsi, ma estrema soddisfazione quando a giugno si riuscivano a fare delle belle e lunghe conversazioni in italiano.
Così anche quest'anno il 7 settembre sono andata alla stazione ad accogliere i coraggiosi ragazzi che hanno deciso di trascorrere un anno della loro vita qua, nella nostra Treviso. Insieme a me c'erano le famiglie ospitanti, i volontari di Intercultura e tanti altri amici che semplicemente volevano venire ad augurare a questi otto “exchange students” tanti tanti auguri per la nuova avventura che stava per iniziare.
Che dire, vederli arrivare è sempre un emozione immensa, ti fermi, guardi il treno che arriva e li vedi lì, accalcati al finestrino per cercare di intravvedere il prima possibile qualche componente della loro futura famiglia italiana. È una gioia immensa perché sai che puoi avere la possibilità di arricchire la vita, i ricordi, la cultura di qualcun altro, di cui fino a qualche mese prima ignoravi l'esistenza. Ma soprattutto sai che, anche se solo con un sorriso, una parola o un abbraccio, di sicuro loro riusciranno a cambiare la tua di vita.
Pensare che due anni fa anch'io ho affrontato un giorno così, quando ero sperduta, in un paese straniero, lontano da amici e famiglia, quando ho iniziato l'esperienza più bella della mia vita. Perché sì, si può andare all'estero, ed è vero che è un esperienza indimenticabile, ma si può anche ospitare qualcuno qui, e anche questa è un esperienza altrettanto profonda.
Marion, Pablo, Charlotte, Ming, Jessica, Laura, Marilou, Daniela, Nele. Questi otto ragazzi staranno a Treviso, a Motta, a Montebelluna, a Oderzo per un anno. Pensi che avrai un giorno la possibilità di incontrarli? Beh, se li vedi rivolgi loro un sorriso, mostragli che l'Italia è un bel Paese e potrai dire di aver portato un pò di interculturalità nel tuo cuore e nel loro.
Silvia Pieretto, volontaria Intercultura, anno negli Stati Uniti nel 2006/2007, sorella ospitante di Naomi Lawrence (semestre Italia 2008), assistente di Charlotte (anno Italia 2008/2009)