Silvia, 1 anno in Canada
MAMMA MIA! È tutto ciò che sono riuscita a pensare il mio primo giorno in Québec. Non trovo le parole per descrivere quei momenti, non perché non ce ne siano di adatte per parlarne, ma perché quel giorno la mia mente si era semplicemente svuotata. Il mio futuro consisteva nel cominciare una nuova vita in un nuovo paese, con lingua, cultura, famiglia differenti.
All'aeroporto di Montréal mi sentivo come una formica senza formicaio, contornata da gente sconosciuta che diceva cose incomprensibili e che non mi degnava di uno sguardo. Una sorta di limbo! Tutto è iniziato solo quando ho incontrato la mia famiglia ospitante. Com'è strano consegnare tutta la propria fiducia a delle persone che non hai mai visto in vita tua! Ma mi sentivo forte, pronta a tutto e responsabile di me stessa.
L'inizio è strano: facevo cose a cui sono abituata come mangiare, dormire, parlare (più che altro gesticolare) però tutto mi sembrava diverso, le dinamiche erano cambiate come anche i modi di fare. Ogni singola azione era una novità ed è talmente interessante vivere le tue giornate all'insegna di una scoperta dopo l'altra! La scuola è diventata stranamente fonte di divertimento perché ho conosciuto tante nuove persone (e dato che non capivo molto non serviva uccidersi di studio....he he!) In un primo periodo il tempo passava lentamente, pensavo spesso agli amici lontani, alla famiglia, alle mie abitudini e a volte mi sentivo un po' sola. Ma dopo le prime settimane difficili è iniziato il divertimento. Le novità erano talmente tante che mi occupavano i pensieri e non avevo tempo di essere triste. Se prima ero sorpresa di essere catalogata come “la straniera”, ora lo trovavo normale e ho cominciato a capire che qui sono io quella diversa che deve adattarsi agli altri; non il contrario. Allo stesso tempo mi sono scoperta molto legata al mio Paese, non l'avrei mai immaginato...in un certo senso ho capito il significato di essere italiana: il gesticolare incessantemente quando parliamo, mangiare la pasta con il pane e tante altre grandi o piccole cose che sono spiritose da raccontare, ma quando vengono a mancare capisci che sono tutte tue caratteristiche. Sono anche frequentemente causa di situazioni particolarmente imbarazzanti, proprio per il mio essere “diversa” dalla “normalità” (tutti concetti relativi). Ma dopo le prime volte in cui volevo scavarmi un buco sotto terra e rimanerci per qualche settimana, ora mi limito a ridere di me stessa (ehm, ehm) e ad avere un bagaglio enorme di aneddoti divertenti da raccontare. Dopo un po' di tempo guardando il calendario mi sono accorta che era arrivato il Natale e tra un salto d'umore e l'altro ho fatto un piccolo bilancio del tempo che era passato: capivo quando la gente mi parlava, mi sentivo a mio agio nella famiglia ospitante, avevo nuovi amici, nuovi modi di divertirmi, ma soprattutto....ero felice!!! Le feste mi avevano rattristata vagamente perché ero lontana da casa, ma con il nuovo anno mi sono resa conto che il mio tempo all'estero non è infinito e visto che scorre veloce devo approfittarne al massimo!
Quando si è immersi completamente in una cultura diversa dalla propria ogni giorno è una sorpresa, non si sa mai quello che ci può succedere, perché non si può capire tutto in qualche mese. La conoscenza del Paese in cui si abita non ha mai fine, non si smette mai di imparare. Per poi appropriarsi d'un tratto di nuovi modi di fare e scoprire che ci si sente magicamente parte di un nuovo popolo. È impossibile confrontarlo con quello di cui si fa parte per nascita perché sono troppo diversi: semplicemente li si amano entrambi. Inoltre vivere lontani da casa ci fa allargare gli orizzonti e comprendere quanto il mondo sia grande e colmo di luoghi da scoprire. Mentre invece quando si è abituati a vivere sempre negli stessi posti, non si sente il bisogno di uscirne perché non si conoscono le meraviglie celate al di là dei propri confini mentali. Oltre al fatto che si prende coscienza di se stessi; i genitori sono lontani ed ogni scelta consiste in une tua decisione. Beh, se all'inizio si è un tela bianca, poi si diventa un magnifico dipinto pieno di colori e di sfumature che prima non si riuscivano a cogliere.
Sono convinta che l'esperienza di trascorrere un anno all'estero sia da affrontare caso per caso, trovare la “formula generale” per decifrarla è impossibile: ci sono troppe varianti (la famiglia ospitante, il carattere che si ha, il Paese in cui si va, ecc...)! È anche accertato che non si è felici 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, di momenti tristi ce ne sono e sopratutto all'inizio. Non è una vacanza: se non si è disposti almeno a provare ad adattarsi senza pregiudizi anche a ciò che a volte ci sembra sbagliato per abitudine, educazione o morale non c'è possibilità di riuscita. Ma in fondo si tratta di mettersi in discussione e di capire quali sono le proprie priorità. Personalmente mi ritengo molto fortunata. Ho la possibilità di vivere una vita diversa da quella a cui sono sempre stata abituata, ho un'alternativa: posso perciò fare un confronto e decidere quali secondo me sono i pregi e i difetti di ciascuna delle due!
Ma la cosa più bella è che chiunque può fare questo tipo di esperienza! Non bisogna essere supereroi, basta volerlo. Vivere lontani da casa per un anno non è nulla di sconvolgente! C'è gente temeraria che ne è già convinta (meglio per loro!) ma almeno per me è stata una decisione meditata. Lo consiglio a chiunque, farlo ora o tra qualche anno per l'università o il lavoro non cambia molto...si anticipa solamente il “taglio del cordone ombelicale”. In più si vive in famiglie ospitali che ci sostengono nei momenti in cui si è tristi. Tutto quello che resta da fare è mettersi alla prova! Io sono ogni giorno più contenta della mia scelta.
Silvia Polesello